Dopo una fase iniziale di russofobia (soprattutto istituzionale), a giudicare da quello che leggo su Facebook (e soprattutto a livello di gente comune, nei commenti alle varie testate), siamo nel pieno di una fase anti-Ucraina e anti-Zelensky.

Language
Italiano
Date
May 18, 2022
Author
Francesco Giulioli
Tags
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Dopo una fase iniziale di russofobia (soprattutto istituzionale), a giudicare da quello che leggo su Facebook (e soprattutto a livello di gente comune, nei commenti alle varie testate), siamo nel pieno di una fase anti-Ucraina e anti-Zelensky.

L'apogeo: la vittoria di un gruppo ucraino all'Eurovision Song Contest raccontata come una frode ai danni dei principi decoubertiniani di una competizione che a quanto pare nell'immaginario è adesso più sacra delle olimpiadi. Influencer e intellettuali di sinistra e di destra si sprecano nello spiegarci come sia tutta una pagliacciata (LOL, come se non fosse semmai la dimensione politica e solidale a nobilitare l'evento, che in sé è il nulla culturale), commentatori che si indignano e invocano la meritocrazia...

Perché agli italiani stanno antipatiche Ucraina e Zelensky (ci sono sondaggi che dimostrano che in Europa siamo il paese che giustifica maggiormente l'invasione di Putini)? Credo soprattutto per due ordini di motivi culturali.

Il primo sta nella nostra cultura politica. Per varie ragioni, anche legittime, noi italiani vediamo sempre "il complotto": c'è sempre dietro qualcosa. Dietro la banda della Magliana ci sta il Vaticano, le BR erano manipolate dalla CIA, la trattativa Stato mafia, ecc...Siamo portati a credere che nella storia agiscano solo i pesci grossi, tutti gli altri soggetti sono manovrati occultamente.

Sostanzialmente non crediamo nella democrazia e nell'autodeterminazione (e infatti siamo un popolo storicamente incapace di fare rivoluzioni; basti pensare che il livello di carovita che stiamo subendo in questo ultimo anno ha portato le masse in strada dall'est Europa all'America Latina, mentre noi stiamo qui zitti a subire).La conseguenza di questa deformazione è un'espressione come "guerra per procura" e l'idea che non esista un'Ucraina che si difende, ma solo una NATO e degli USA che infilano le loro mani nel burattino Ucraina per agirla da dentro. Allo stesso modo, Zelensky (che è pure un attore!), non può che essere un "proxy" per volontà altrui, mentre le preoccupazioni dei paesi Scandinavi che vogliono entrare nella NATO possono essere dipinte come "provocazioni" verso Putin. Perché i soggetti che contano, e quindi le sensibilità che contano, sono solo quelle dei grandi.

L'altro aspetto che aliena le simpatie all'Ucraina è la nostra ossessione per la Vittima Perfetta. L'unico tipo di vittima che gli italiani accettano veramente è Santa Maria Goretti: pura e martire della sua purezza. E' l'idea religiosa della vittima come creatura sacrificale, immobile e immolata. Quando la vittima non crepa, ma respira e chiede aiuto, dà fastidio. Mette in crisi proprio perché sollecita una reazione chiedendo aiuto (e Dio sa se il governo ucraino non lo ha fatto con veemenza, anche in maniera esagerata, a pretendere un livello di compromissione con la loro causa davvero rischioso).Al di là del nazismo del battaglione Azov, agli ucraini si fa le pulci su tutto: sul patriottismo eccessivo, su Zelensky che è troppo presente sui media (invece Putin in tutti questi anni non lo abbiamo mai visto, non sapevamo nemmeno che faccia avesse), sul fatto che possano interessarsi all'Eurovion Song Contest.

"Mi pare strano che un popolo sotto le bombe abbia tempo per queste cose", si lamenta Tizio o Caio sotto l'articolo del Corriere. Eh già, la vittima perfetta non si deve divertire, nemmeno per una sera. Sennò mi viene il sospetto, come già mi sembrava sospetto quell'africano che sbarcava sulle mie coste tutto muscoloso e munito di cellulare... Sarà, a me pare più strano che dopo le immagini di Bucha stiamo a parlare di Eurovision, o a farci venire i dubbi su chi sia vittima e chi carnefice. Unico paese dove star del giornalismo e della cultura si riuniscono in un evento "per la pace" dove si discute del nazismo degli ucraini ma a quelle immagini di Bucha non si fa nemmeno un riferimento.Le reazioni stizzite, nervose, sarcastiche, crudeli che spopolano nel Facebook mainstream, raccontano davvero di un'incapacità di relazionarsi in maniera matura con una situazione che mette in crisi schemi valoriali e pregiudizi culturali. E poi ci sono i bot e i fake pro-Russia, ma quella è un'altra storia, e come si dice, non ho le prove.